Casale del Giglio e i vini dell’Agro Pontino

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Trent’anni fa Casale del Giglio investe su un territorio che di viticoltura sa ben poco. Come? Ecco il percorso dell’azienda e i vini, da provare

Casale del Giglio e i vini dell’Agro Pontino

“Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”. Al Casale del Giglio il piacere di sorseggiare un buon vino ha la meglio sul timore di svelarsi. Baudelaire non avrebbe potuto saperlo, ma nella tenuta agro pontina non ci sono segreti. Qui l’ambiente è a tratti ancora acerbo dal punto di vista vitivinicolo, ma non mente: l’Agro Pontino è orfano di tradizioni. L’anima del suo ecosistema viene fuori solo nel 1985 dinanzi agli occhi di Antonio Santarelli che, con il supporto dell’Assessorato all’Agricoltura e di numerosi ricercatori universitari, prosegue ciò che il padre aveva fondato qualche anno prima.

Una cantina?

Casale del Giglio è un progetto di ricerca, è libertà innovativa, è l’ambizione di Antonio che da adolescente correva con il motorino tra le viti. Nuove tecniche concorrono in questa sperimentazione. Sono i modelli di produzione del vino adottati oltreoceano, in Australia e in California, meno consueti, che guardano all’evoluzione del settore. Ma anche l’Italia c’è, eccome. L’Italia c’è da oltre un secolo. Casale del Giglio nasce dalla volontà di Antonio di testare su un territorio ancora vergine ciò che la sua famiglia fa da anni. Per i Santarelli il vino è passione, è amore e dedizione dagli albori del ‘900.

Oggi Casale del Giglio si rivolge a chi fa del vino anche uno strumento di sperimentazione. Lo fa sempre sulla stessa scia: se la tradizione è poco tenace, la pedina vincente è lo sviluppo del territorio. È una scia che funziona, lo dicono i riconoscimenti ottenuti, ma soprattutto lo dicono i vini.

I rossi

Shiraz, Merlot, Tempranijo, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon. L’origine dei vitigni è internazionale; varietà pregiate, grazie al progetto di sviluppo di Casale del Giglio, hanno dato vita a uve di alta qualità nel Pontino. Cinque rossi per un territorio che agli occhi di molti è ancora troppo giovane per produrre bene; ma attenzione a darlo per scontato. L’Agro Pontino è vicino al mare, è una terra fertile, pianeggiante, con tendenza sabbiosa: qui il Petit Verdot, il Shiraz e gli altri si esprimono al meglio. Sfumature intense, fedeli al colore primario, profumi di buona persistenza , sapori morbidi e decisi si riconoscono nella diversità di ognuno dei cinque.

I bianchi

Chardonnay, Satrico, Sauvignon, Petit Manseg, Aphrodisium, Viognier, Antinoo, Antium, Albiola, Faro della Guardia. Non solo internazionali, anche vitigni autoctoni per i bianchi, presenti da sempre nelle zone limitrofe ma dimenticati o poco valorizzati. Casale del Giglio ne riscopre le potenzialità. Non hanno bisogno di presentazioni invece gli alloctoni: le caratteristiche organolettiche di ognuno ne lasciano immaginare il percorso sensoriale.

La rinascita della palude e i vitigni

Anni fa chi avrebbe scommesso sull’Agro Pontino? Solo nel 1924 viene ripreso il grande lavoro di bonifica che era stato addirittura avviato dagli antichi Romani, con risanamento idraulico e sanitario del territorio. Negli anni ’80 lo scenario è ancora quello di una terra arida agli occhi degli enologi; il rischio di dar vita a prodotti senza identità territoriale è alto. Ma il progetto di Casale del Giglio è lungimirante, la riqualificazione e la sperimentazione ripagano con risultati favorevoli, consolidando le basi di quell’innovazione che fu all’origine di tutto.

“Lo sviluppo futuro della vitivinicoltura Italiana non risiede solamente nel consolidamento dell’immagine di zone dalla grande tradizione, ma anche nel raggiungimento, attraverso opportune scelte viticole ed enologiche, di produzioni di alto livello, caratterizzate dal giusto rapporto qualità-prezzo, in territori ancora poco conosciuti dal punto di vista del loro potenziale qualitativo viticolo ed enologico.”

Nella parole di Antonio Saltarelli vi è la missione della sua azienda: se da un lato Casale del Giglio è ancora poco matura rispetto alle “grandi” cantine italiane, dall’altro è il trampolino di lancio per la tradizione enologica pontina.

Casale del Giglio è una nuova opportunità per il territorio.

Degustazione in cantina: i tre rossi Casale del Giglio

Casale del Giglio degustazione in cantina

 

Shiraz

Nel 1985 il progetto Casale del Giglio accoglie il vitigno Shiraz, originario della Persia. La vendemmia avviene solo a maturazione ottimale delle uve, seguono poi un processo di macerazione a freddo, uno di vinificazione, fermentazione e infine di affinamento che conferiscono al vino caratteristiche organolettiche decise.

Il Shiraz è un cavallo di battaglia per Casale del Giglio: è un classico rosso da provare con molti piatti della cucina mediterranea, anche il pesce. Esclusivo è l’abbinamento con trancio di tonno alla griglia.
Passiamo ai tecnicismi: il Shiraz si presenta col colore rosso rubino tipico di un vino intenso, con sfumature violacee. La sua intensità è chiara anche al naso: profumo deciso e buona persistenza, con note fruttate di ribes, mirtilli, marasca, cardamomo e cannella. Al palato è morbido, caldo, ha una buona trama tannica e un finale con richiamo alle spezie.

 

Mater Matuta

Tra i rossi più conosciuti di Casale del Giglio, il Mater Matuta nasce dalla combinazione dei vitigni Shiraz e Petit Verdot. La raccolta delle uve avviene solo se la maturazione è completa, mentre seguono processi di vinificazione diversi per ognuno dei due vitigni. Il nome “Mater Matuta” è un omaggio alla dea dell’aurora a cui è dedicato anche il famoso tempio nella città di Satricum (Le Ferriere – Latina).

La densità del Mater Matuta non passa inosservata: il suo rosso è cupo, forte, concentrato. Al naso diventa intenso grazie a sentori balsamici, caffè scuro, viola e marasca matura. E poi seduce. In bocca il Mater Matuta è avvolgente, ha una trama tannica in perfetta sintonia con una moderata freschezza. Il finale è persistente e fruttato.

È un rosso da classico abbinamento con la carne, alla griglia ma anche elaborata.

 

Mater Matuta su My Wine Store
Tempranijo su My Wine Store

Tempranijo

Il vitigno si chiama Tempranillo, la sua origine è spagnola. Questa varietà si è adattata molto bene al clima e al terreno dell’Agro Pontino, tanto da raggiungere una maturazione completa e perfetta per dar vita a un vino corposo ed equilibrato.

È il Tempranijo, rosso intenso non solo nel colore. Il profumo è quello dei lamponi, del ribes nero e della marasca matura, con richiami del sottobosco. Il carattere fruttato si presenta anche in bocca: il gusto del Tempranijo è ricco, ha note speziate e fruttate e tannini dolci. Il suo retrogusto è lungo e persistente.
A tavola il Tempranijo gioca con la tradizione: eccellente l’abbinamento con un piatto tipico dell’area pontina, la “Tiella di Polpo”, una pizza ripiena con prodotti di mare e terra.

Dai luoghi del vino a quelli dell'archeologia

Oggi a Casale del Giglio innovazione è sviluppo del territorio sotto diversi aspetti. Alla valorizzazione dei percorsi enologici, l'azienda affianca la ricerca in campo archeologico: a Le Ferriere, località di Latina ove sono collocate le cantine, è presente un'antica città del Lazio, Satricum. 

Casale del Giglio collabora da tempo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale alle attività culturali di recupero di questa città. Tra le scoperte più rilevanti, la via Sacra, che conduceva al tempio della Mater Matuta. Così, visitare i luoghi dei vini dell'Agro Pontino, diviene esperienza culturale con confini sempre più ampi. 

Vuoi provare un vino Casale del Giglio?

I vini Casale del Giglio sono a tutto pasto, a eccezione dell’Aphrosidium, dolce e avvolgente, indicato per i dessert. Entra nella scheda prodotto di ognuno per scoprirne le caratteristiche e gli abbinamenti consigliati.

I vini Casale del Giglio

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